NUOVE MISURE DI SICUREZZA: SI TORNA A SCUOLA!

    NUOVE MISURE DI SICUREZZA: SI TORNA A SCUOLA!

    …NUOVE MISURE DI SICUREZZA: SI TORNA A SCUOLA! FRA NOSTALGIA, FATICA E…TIMORI.

    A quanto pare, cari mamma e papà…uno spiraglio di luce dopo mesi di didattica a distanza, attività a casa, lavoretti prodotti in quantità e che adesso cominciano ad abbellire per davvero tutta casa, compiti fatti a forza di incoraggiamenti e sostegno, vesti di insegnante indossate fra smartworking, timori, amuchina qua e la e una buona dose di disorientamento…si torna a parlare di scuola! E allora chi siamo noi per non fare altrettanto?!

    …Parlare di scuola non compete a me prioritariamente, in quanto neuropsicomotricista.
    E spero di non creare noie ad alcun dicendo che ciò non competa nemmeno ad insegnanti ed educatrici, prioritariamente. E no, probabilmente hai già indovinato, non compete nemmeno ai genitori.
    Parlare di scuola compete ai bambini, ma farlo è difficile. Vivere la scuola è difficile. E pensa un po’ che strano aggrovigliamento: loro ci vanno per imparare a farlo! Dico, i bambini vanno a scuola anche per imparare a parlare, se con questo termine facciamo riferimento alla possibilità di acquisire le competenze necessarie ad esprimere i propri vissuti, a sviluppare il proprio senso critico a raccogliere contenuti didattici finalizzati all’ampliamento della propria cultura.

    Ma si, lo sappiamo tutti che la scuola è una gran fatica, a volte una noia mortale, a volte un impegno gravoso dal quale non desideriamo altro che liberarci per dedicarci a qualcosa di più piacevole, come giocare…a proposito! Ho parlato proprio di questo nelle scorse settimane: di gioco! Dai una occhiata qui: A che gioco giochiamo?  https://www.condividiamo.org/index.php/component/content/article/35-cresci-con-me/149-a-che-gioco-giochiamo?Itemid=101 e anche qui: breve prontuario del gioco … https://www.condividiamo.org/index.php/component/content/article/35-cresci-con-me/160-breve-prontuario-del-gioco-conoscere-per-giocare-bene-a-giocare?Itemid=101

    Tornando a noi. Dicevo che la scuola rappresenta una gran faticaccia, un impegno serio, una responsabilità che ci impone vincoli e richiede molto, e a volte i bambini faticano a comprendere il motivo per cui gravi su di loro l’obbligo della scuola e si chiedono il perché di tante cose che gli insegnanti propongono o richiedono loro di imparare.

    Ma tu lo sai che la scuola può fare anche tanta paura? E lo sai che la paura alza i muri? E che possono essere muri molto alti, che si erigono silenziosi, senza la baraonda di un cantiere affollato e rumoroso, ma che possono trasformarsi in veri muri di cinta, precludendo opportunità, imponendo confini e limiti, in particolare impedendo di accedere a tutto ciò che di prezioso c’è fuori: non solo la scuola di per sé e la possibilità di apprendere in condizioni ottimali. Aldilà del muro c’è la possibilità di misurarsi nella propria autonomia, confrontarsi con i coetanei e con il gruppo, acquisire ed organizzare le proprie competenze sociali ed interattive, acquisire la propria autodisciplina e…stare bene, godere della scuola e dell’imparare così come si gode del gioco.

    Non mi dilungo oltre, e questa volta la mia estrema sintesi ve la propongo così, con delle parole che tanto sintetiche non sono, ma che vengono raccontate da un grande, grandissimo della scuola e della pedagogia. Ecco che Andrea Canevaro, pedagogista e docente dell’Università di Bologna, vi racconterà una storia…sulla scuola, per la scuola, della scuola.

    Ti chiederai perché concluda così il mio scritto di questa settimana…e ciò che ti possono rispondere, caro lettore, è che questo è solo l’inizio…l’inizio di un breve soggiorno all’interno della scuola, tanto trattata e discussa, in questo periodo di emergenza in particolare.

    …La prossima settimana parleremo proprio di questo bosco, delle paure che ci fa vivere e di come affrontarle al meglio, da bambino, genitore ed insegnante…

    …buona lettura, passa di qui la prossima settimana!

     

     

    Quando un bambino va a scuola, è come se fosse portato nel bosco, lontano da casa. Ci sono bambini che si riempiono le tasche di sassolini bianchi, e li buttano per terra, in modo da saper trovare la strada di casa anche di notte, alla luce della luna. Ma ci sono bambini che non riescono a fare provvista di sassolini e lasciano delle briciole di pane secco come traccia per tornare a casa. E’ una traccia molto fragile e bastano le formiche a cancellarla: i bambini si perdono nel bosco e non sanno più tornare a casa.

    La scuola è come un bosco in cui alcuni sanno ritrovare la propria strada, sanno leggerla e sanno orientarsi: passano la giornata nel bosco e si divertono a scoprirlo, a conoscerlo nelle sue bestiole e nei suoi alberi e riescono a collegare tutto questo alla traccia e alla memoria che li riporta a casa. Sono padroni di un territorio perché sono padroni dei segni per riconoscerlo e per collegarlo; e la loro casa non è un posto remoto e divenuto inaccessibile, ma è una possibilità e quindi una presenza da cui ci si può allontanare sicuri di ritornare.

    Altri bambini passano la giornata nel bosco e anche loro imparano tante cose: conoscono alberi e piante, animali e insetti, ma alla fine della giornata conoscono anche la paura di non sapersi orientare, di non sapere la strada di casa. Hanno imparato tanto, forse, e l’hanno dimenticato perché non riescono a collegarlo alla traccia ed alla memoria della strada di casa: il bosco diventa il posto pauroso in cui si perdono, senza riconoscere le proprie tracce, sempre estranei e sempre respinti.

    I bambini che sanno tornare a casa sono capaci anche di andare avanti nel bosco ed oltre il bosco.

    I bambini che si sono persi non sanno tornare a casa e non sanno neppure andare avanti, perché ogni passo che fanno è sempre per perdersi un po’ di più, per non saper riconoscere niente di sé e delle cose che stanno loro attorno: se si incontrano tra loro non si riconoscono e non sanno neppure diventare compagni di strada.  

    Non hanno strada, perché non sanno leggere i segni che possono costituire una strada o un sentiero: sono condannati a vagabondare senza spazio e senza tempo, e possono preferire di venire rinchiusi in una gabbia.

    di Andrea Canevaro da "I bambini che si perdono nel bosco"


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