FASE 2: RITORNO A SCUOLA

    FASE 2: RITORNO A SCUOLA

    Fase 2: ritorno a scuola, torniamo a stare assieme…in gruppo!

    L’importanza del contesto classe per crescere ed imparare

    Il gruppo rappresenta un contesto sociale di cui ognuno di noi ha avuto esperienza. Qual è la prima immagine che ti suscita nella memoria la parola “gruppo”? Io torno alla scuola dell’infanzia. Sezione coccinelle, senso di appartenenza carico di orgoglio genuino di navigata bambina di 5 anni. Scherzi a parte, questo pensiero mi ha portato a riflettere sulla precocità del nostro inserimento nel gruppo.

    L’appartenenza ad un gruppo, l’andare verso la gente rappresenta un atteggiamento umano che ci accomuna tutti: l’individuo in sé, posto nella sua individualità e solitudine, non può vivere, svilupparsi, né sperimentare e tentare la propria realizzazione.

    La condizione collettiva ci accomuna tutti a partire dai primissimi giorni di vita: a partire dal rapporto esclusivo con la madre, il bambino viene accolto in un contesto collettivo che è rappresentato da quello familiare. Il contesto familiare in questo senso viene a rappresentare una condizione naturale di gruppo che lo aiuta, sostiene ma anche condiziona per tutto il resto della vita. Aristotele definisce la famiglia come “una comunità che si costituisce per la vita di tutti i giorni”. La famiglia in sé viene quindi a rappresentare il gruppo di appartenenza primario che garantisce l’integrazione psicologica e culturale. Ed è in questa dimensione che viene data garanzia di soddisfazione dei bisogni fisiologici e psicologici primari. Appagati tali bisogni, se ne manifestano di nuovi e diversificati, che richiedono il contatto con nuclei relazionali esterni alla famiglia.

    Con la crescita il bambino incontrerà un numero sempre più vasto e variegato di persone che contribuiranno alla sua crescita ed evoluzione come individuo.

    Maslow, lo studioso che ha strutturato questa famosa piramide dei bisogni, afferma in modo sintetico e chiaro tanto di ciò che si potrebbe dire rispetto al gruppo: “Ciò che uno può essere, lo deve essere: l’uomo deve essere come la sua natura lo vuole”.

    …ma cosa intendiamo per gruppo secondario? E soprattutto, da chi è rappresentato il gruppo secondario per un bambino?

    Non a caso, nell’introdurre il contenuto dell’articolo di oggi ho fatto riferimento ad un ricordo della mia esperienza scolastica. È proprio nella dimensione scolastica che il bambino sperimenta in modo autonomo e quasi completamente indipendente la propria dimensione di individuo posto in un contesto collettivo. E sento di poter dire che il gruppo classe, la sezione di appartenenza, come nel mio caso quella delle fierissime coccinelle della scuola dell’infanzia, rappresenti per il bambino il gruppo primario, in un primo momento, e possa diventare il gruppo secondario con l’evoluzione e la crescita individuale e collettiva.

    Vediamo però di cosa si tratta realmente e diamo una definzione chiara a questo concetto. Propongo di farlo con un riferimento a quella che è la classificazione dei gruppi umani proposta da Anzieu e Martin, da cui ho ricavato questo contenuto parziale che ci permette di focalizzarci su ciò che trattiamo oggi.

    Ciò che mi ha colpito e che intendo oggi condividere con immenso entusiasmo con voi è dato dal cambiamento individuato dai due studiosi in merito alle relazioni tra gli individui facenti parte del gruppo. Si denota un passaggio da relazioni umane ricche, quindi appaganti ed arricchenti, a relazionali funzionali, in grado quindi di poter offrire una funzione in sé e attraverso di sé, garantendo una spendibilità mediata dal proprio contributo. Detta semplice: miei cari compagni di classe, mi fate del bene perché fra di noi c’è uno scambio affettivo e relazionale, ma evolvendo, sviluppandoci e crescendo insieme, impareremo ad imparare l’uno dall’altro e ad offrirci conoscenze e competenze funzionali alla vita.

    Non è incredibile come la dimensione del gruppo, vista come anonimo contesto collettivo consueto nella realtà didattica, filtrata attraverso questa luce acquisisca un potenziale di crescita e arricchimento straordinario?

    Ecco perché la mancanza della scuola nel periodo di lock-down ha rappresentato una grave perdita per i bambini. Perché non solo sono mancati i contenuti e gli strumenti, ma è mancato il contesto, rappresentato in primis dalla struttura e dall’ambiente, ma soprattutto da chi di quell’ambiente usufruisce assieme ai nostri bambini: i loro pari.

    Faccio nostre le parole di Winnicot, che a sua volta riesce a restituire in una sola riga tutta l’immensa potenzialità descritta fino ad ora, restituendo inoltre l’importanza del contesto di apprendimento e non solo dell’apprendimento in sé: “Un ambiente facilitante deve avere qualità umana, non perfezione meccanica

     A cura di Beatrice Stocco


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