NON AVER PAURA DELLA PAURA
- Super User
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Questo cortometraggio di poco più di due minuti, edito nel 2015 da “Vancouver Film School”, ci fa osservare il lato positivo della paura. Infatti, sebbene la paura spesso ci possa limitare, altre volte è funzionale al nostro benessere. Nel corto si vede un uomo che teme di dover parlare ad un pubblico, ma c’è anche una donna nel panico dopo che l’ascensore si è bloccato e infine un giovane che trema di fronte ad un piccolo animale. L’assenza della paura nel protagonista è pericolosa, perché lo porta ad essere investito da un mezzo. Dopo questo evento traumatico anche il protagonista porta con sé la paura che lo protegge di fronte alle situazioni di pericolo lungo la strada. È interessante notare come tutte le persone a passeggio abbiamo della paura vicino a loro (rappresentata da una macchiolina nera umanizzata), perché è proprio così: tutti abbiamo paura di qualcosa e questa, a volte, è un’alleata. Pensate a quando avete così tanta paura della verifica o dell’interrogazione da studiare con grande impegno. Grazie alla paura (o meglio, in questo caso, a sua “sorella” ansia scolastica) vi siete accuratamente preparati alla valutazione; se non ci fosse stata, probabilmente il voto non sarebbe stato altrettanto positivo e nemmeno avreste appreso a sufficienza. Certo ci sono due lati della paura: quella che ci sprona a migliorarci e ci fa vivere sereni e poi c’è quella che ci blocca di fronte alle situazioni, che ci limita, perché troppo “forte”. Il “segreto” è trovare il giusto equilibrio. A cura di Roberta Zonta
PARZIALMENTE NUVOLOSO
- Barbara D'Allura
- Categoria: per i figli
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Tra i 10 migliori cortometraggi della Pixar c’è “Parzialmente nuvoloso” (titolo originale “Partly Cloudy”), noto perché accompagnava il commovente film “Up” nel 2009. E’ molto adatto ai bambini, perchè divertente e curioso. Attraverso immagini di un notevole livello tecnico, il filmato narra di come nascono i cuccioli, prima che le cicogne li accompagnino dai rispettivi genitori. In questo contesto appaiono la nuvola Gus e la cicogna Peck incaricate, rispettivamente, di dare alla luce e accompagnare i cuccioli più pericolosi e selvaggi. Peck si trova via via più in difficoltà nel suo ruolo, ma trova una soluzione sorprendente per portare a termine il suo compito. La creatività della cicogna e l’amicizia che la lega alla nuvola Gus permetteranno ai due protagonisti di creare e consegnare ogni cucciolo alla propria famiglia. Buona visione!
IL DONO DI ESSERE ALTRUISTI
- Roberta Zonta
- Categoria: per i figli
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In questo breve cortometraggio viene mostrato in modo chiaro e diretto l’importanza di aiutare chi è in difficoltà, anche senza il bisogno che qualcuno ci chieda aiuto. Il video che s’intitola #GiveInToGiving è stato sponsorizzato da Emirates NBD in occasione della giornata mondiale della gentilezza del 2018, con ricorrenza il 13 Novembre, ma vogliamo proporvelo nella giornata del donatore di sangue perché qualsiasi dono, a partire dall’essere altruisti, ci rende delle persone migliori. Donare il sangue è un grande gesto di altruismo che si compie a favore di persone che non conosciamo ma che, per un motivo o per un altro, ne avranno bisogno per sopravvivere. Essere gentili e compiere piccole azioni quotidiane in favore degli altri è un gesto ancor più semplice del donare il sangue, in quanto lo possiamo fare tutti ogni giorno. Inoltre ha la potenzialità di rendere il mondo migliore. Osservate infatti il protagonista del cortometraggio e la “metamorfosi” del suo comportamento. Alla fine del video avviene anche un altro passaggio da non sottovalutare: ognuno di noi può essere altruista nei suoi comportamenti, ma può essere altresì fautore della diffusione dell’altruismo, guidando gli altri ad agire con comportamenti di gentilezza verso la società. Buona visione! a cura di Roberta Zonta
IL MONDO DELLE API
- Manuela Ferronato
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"Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita: senza api, non ci sarebbe impollinazione, né erba, né animali, né uomini." Albert Einstein Le api sono considerate tra gli animali più intelligenti e importanti del pianeta. Un alveare è composto dai favi e ogni favo è formato da tante celle esagonali costruite con la cera, che viene prodotta da speciali ghiandole che le api hanno sull’addome. Le celle possono avere due funzioni distinte: “dispensa”, in cui verrà conservato il miele e il polline o “culla”, in cui cresceranno le larve. La forma esagonale delle celle non è affatto una casualità! Si è scoperto, infatti, che è il sistema migliore per risparmiare materiale da costruzione (cera) e ottenere il massimo spazio disponibile. Questa astuzia è una delle tante capacità mentali che possiedono le api e che le accomunano alle nostre capacità come percepire profumi e sapori, vedere i colori, sentire, memorizzare, apprendere regole e strategie, riconoscere i volti, prendere decisioni, rappresentare ciò che si trova nel mondo, risolvere problemi, imparare, orientarsi nello spazio, comunicare informazioni. Un aspetto particolarmente interessante delle api è il loro metodo di comunicazione, tanto da essere considerato uno dei più complessi presenti nel regno animale. Con un semplice movimento, la cosiddetta danza a 8, riescono a comunicare alle compagne direzione, distanza e quantità di nettare, fiori o acqua. Le api, oltre ad essere estremamente importanti per l'intero ecosistema (l’Unione europea ha messo al bando i pesticidi che possono mettere in pericolo la loro vita) ci possono insegnare molto! Possiamo associare l'alveare alla nostra società o comunque ad un gruppo di persone con un ideale comune e regole condivise. All'interno di un alveare ognuno ha il proprio compito e sa bene che dal suo lavoro dipenderà anche quello degli altri. Si possono distinguere diversi ruoli tra le api operaie (tutte femmine): ancelle, api nutrici, api spazzine, api magazziniere, api architetto, api ventilatrici, api guardiane e api bottinatrici. Ogni singola ape può cambiare ruolo diverse volte nel corso della vita, ma resterà sempre al servizio dell’ape regina. Ogni individuo, infatti, è unico e si impegna a donare il suo contributo per la realizzazione dell'obiettivo comune. Nella nostra società, invece, tendiamo all'individualismo e spesso ci dimentichiamo che dietro ad un semplice oggetto c'è una storia fatta di lavoratori, che si sono impegnati per la sua realizzazione. Lo stesso vale per i prodotti che troviamo al supermercato o in un negozio di abbigliamento. Dovremmo dedicare un po' più di tempo a questa riflessione in modo da apprezzare maggiormente quello che abbiamo ed esserne grati a chi lo ha permesso. Le api ci insegnano anche l'importanza di portare a termine il proprio compito con determinazione e rigore. Pensate ad esempio che le api bottinatrici vivono circa 30 giorni mentre il tempo necessario per produrre il miele è due mesi. Questo significa che loro lavorano sapendo di non arrivare a godere per il raggiungimento dell'obiettivo, ma consapevoli che ciò che fanno è indispensabile per l'obiettivo comune. Se non svolgessero il loro compito, l'intero alveare ne risentirebbe! Ed ecco che qui arriva un altro importante insegnamento delle api: l'altruismo. Lavorare non per sé, ma per il benessere e la sopravvivenza della propria famiglia! All'interno dell'alveare, inoltre, c'è una gerarchia, ma nonostante questo, vige un senso di giustizia. I fuchi (i maschi) non lavorano come le api operaie, ma hanno il compito/dovere di fecondare la regina. Solo il più forte riuscirà a fecondarla e dovrà pagare questo privilegio con la sua vita. I fuchi "perdenti" non muoiono, ma devono abbandonare l'alveare alla ricerca di un'altra casa. Come abbiamo visto tutte le api hanno un ruolo preciso e non esiste un compito più importante di un altro, ogni singola azione contribuisce al buon funzionamento dell’alveare. Questo vale anche per noi, seppur tutti diversi, con caratteri e qualità differenti, ma ognuno a modo suo è fondamentale all'interno di un gruppo come ad esempio in una classe, un team di lavoro, una squadra sportiva o una famiglia. a cura di Manuela Ferronato
IL RITORNO DEI PUZZLE
- Marta Casagrande
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Durante questo particolare periodo le persone, all'interno delle loro case, cercano di ricomporre i pezzi del loro vissuto quotidiano rispolverando vecchi o scoprendo nuovi interessi.
Per le famiglie può essere un momento di condivisione e riscoperta del legame famigliare;
cosa meglio di un puzzle può aiutare in questo?
Comporre un puzzle è divertente, ma anche impegnativo ed ha molti vantaggi sia per la salute e la mente degli adulti che dei bambini.
Per i piccoli è un modo per allenare le abilità spaziali e quelle di motricità fine, nonché la coordinazione oculo-manuale. Fare un puzzle permette anche di potenziare la capacità di problem solving e di esplorazione sistematica, la concentrazione e la memoria a breve termine. Tutte funzioni e capacità che hanno poi una ricaduta a livello scolastico.
I puzzle possono aiutare a stimolare anche la creatività oltre che a rilassarsi, allontanando ansia e pensieri negativi e favorendo il raggiungimento di una maggior sensazione di benessere.
Pochi sanno che anche in passato i puzzle sono stati un passatempo molto popolare in un periodo di difficoltà. Si diffusero molto durante la Grande depressione, negli anni Trenta negli Stati Uniti.
I primi puzzle furono realizzati e venduti nel Regno Unito nel XVIII° secolo. Erano fatti di legno e come figura, una volta ricomposti, mostravano delle carte geografiche. Erano pensati come strumenti didattici per aiutare i bambini a familiarizzare con la geografia.
Il nome originale, usato a partire dal 1880, era jigsaw puzzle; puzzle perché era ritenuto un ‘rompicapo’ e jigsaw perchè era realizzato con l'uso di un particolare tipo di ‘seghetto’ .
Il termine completo viene utilizzato ancora oggi nei paesi anglosassoni.
Il principale soggetto, per parecchio tempo, fu la carta geografica, ma poi vennero introdotte altre raffigurazioni come eventi storici o scene bibliche, ma utilizzate sempre a scopo educativo.
I primi puzzle non avevano un numero elevato di pezzi (50 o meno), in quanto erano fatti a mano, erano realizzati con materiali costosi ed erano destinati ai bambini.
Inoltre sulle scatole non era riprodotta la figura rappresentata sul puzzle, questo perché si pensava che ricostruire qualcosa senza sapere che forma avesse, fosse parte della difficoltà del gioco, al contrario conoscere l’immagine in partenza era come ‘barare’.
Nella seconda metà dell’Ottocento si passò a produrre puzzle meno costosi, fatti di legno meno pregiato e questo permise una riduzione dei costi. In questo modo aumentò il numero di persone che poteva permettersi il loro acquisto.
Nel Novecento, prima nel Regno Unito e poi negli Stati Uniti, i puzzle non furono più prodotti solo per i bambini, ma anche per gli adulti. Le scatole con le immagini sopra furono diffuse solo negli anni Trenta.
Negli anni Sessanta si cominciò a produrre puzzle di cartone e aumentò il numero massimo dei pezzi fino a 500 o 1.000, per arrivare ai 2.000 negli anni Settanta.
Il primo puzzle da 5.000 pezzi fu realizzato da Ravensburger nel 1977.
Vi lasciamo con una piccola curiosità: il puzzle più grande del mondo fu assemblato nella piazza centrale di Ravensburg in Germania il 28 settembre 2008, da oltre 15 mila persone che incastrarono 1.141.800 pezzi.
A cura di Marta Casagrande
https://www.ilpost.it/2020/04/05/puzzle/










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