DIN … DON… DAN: LE NOSTRE CAMPANE!

    DIN … DON… DAN: LE NOSTRE CAMPANE!

    Il campanile di Rosà, come del resto quello di tutti i nostri paesi è il monumento più alto e visibile di tutto l’abitato, per dare un orientamento visivo ma soprattutto uditivo, tramite il suono delle campane, le quali più in alto stanno più raggiungono i lontani. Inoltre il campanile con la sua stazione eretta simboleggia il Cristo risorto che sta in piedi, e lo stare in piedi nel vangelo è segno eminente di risurrezione e vita. 

    Un pò di storia…

    La torre campanaria di Rosà fu costruita assieme all’attuale duomo fra la metà del XVIII secolo e l’inizio del XIX, tanto che la presunta data di inaugurazione fu l’anno 1817, di lì a poco il 12 settembre 1819 sarà consacrata anche l’attuale chiesa. Pertanto nel 2017 e 2019 abbiamo festeggiato rispettivamente il bicentenario del campanile con l’aggiunta di tre nuove campane e il bicentenario del duomo con l’adeguamento liturgico di un nuovo altare e ambone di marmo.

    Il campanile ospita da sempre un complesso campanario che però nel corso del tempo è mutato. Inizialmente a Rosà e fino al 1974 c’erano 4 campane fuse da Colbachini di Bassano (fonderia che non esiste più da molto tempo); da sempre la campana più grande è dedicata al santo patrono della parrocchia, ossia S. Antonio abate, e per cui denominata da tutti “el Toni”

    Già nei primi anni del ‘900 si dovette provvedere a rifondere qualche campana di queste 4 che si era crepata. Esse fecero il loro servizio fino al 1974, azionate manualmente da alcune famiglie di campanari: “i Sèsari” (ossia Ferronato) e “Sbrissa” (ossia Battaglia). Nel 1974-75 anno giubilare mons. Mario Ciffo arciprete di Rosà, utilizzando tutto il bronzo delle 4 campane le fece rifondere da Colbachini di Padova e ottenne le 6 più grandi attuali. Le 6 campane, benedette da sua Em. Il Card. Sebastiano Baggio (rosatese) furono installate nella cella campanaria con la novità di farle azionare tramite dei motori. Questo sistema a lungo andare (40 anni circa) ha avuto dei problemi e ha danneggiato materialmente le campane (relativamente giovani) la cui durata avrebbe dovuto essere di ben lungi superiore. 

    In vista dunque dei 200 anni del campanile nel 2017 si è deciso di ripristinare il suono manuale a corda (sistema più dolce che non reca alcun danno alla struttura e alle campane stesse) grazie all’entusiasmo e generosità di una quindicina di rosatesi che hanno voluto cimentarsi in quest’arte…sì proprio un’arte, perché suonare le campane nel nostro contesto veneto non significa banalmente agitare un po’ le corde e fare oscillare senza senso tutte le campane, ma consiste nello scuoterle fino a capovolgerle a 180°(in gergo “a bocca”) e poi lasciarle andare una alla volta per creare melodie e accordi comprensibili e gradevoli agli uditori. 

    La scuola

    Suonare le campane con il sistema veronese (chiamato così perché diffuso nelle provincie di Verona e Vicenza) è dunque tutt’altro che facile, tanto che il gruppo campanari ( nato nel febbraio 2017) sta ancora facendo scuola ogni settimana da ben 3 anni per imparare sempre di più a governarle, come si fa con ogni strumento musicale. 

    Per incentivare la pratica del suono e per arricchire il concerto di Rosà che risultava essere troppo grave e scuro data la grossa mole delle campane si è compiuto un passo in più a fine 2017: l’aggiunta di 3 nuove campane fuse dalla fonderia Grassmayr di Innsbruck, che con il loro squillo più acuto hanno dato brio agli altri 6 bronzi. Queste 3 nuove campane del rispettivo peso di 460, 400 e 320 Kg sono state esposte in duomo e benedette dal vescovo Pizziol domenica 3 dicembre 2017. Installate nel complesso esistente hanno così dato vita all’attuale concerto di 9 campane. 

    Il suono manuale delle campane oltre che a giovare alla struttura e alle campane stesse fa bene anche alla comunità riunita in chiesa ma anche attorno al suo campanile e crea un gruppo di più o meno giovani che insieme fanno un piccolo servizio alla comunità e rendono il campanile non più un banale ripostiglio, ma un luogo vivo da custodire e animare

    Sarebbe bello che un domani questa esperienza proseguisse lasciando il testimone ai più giovani, che sembra siano sempre più interessati alle tradizioni di un tempo che loro non hanno avuto modo di vivere. 

    Intanto grazie al gruppo che ogni domenica si fa trovare pronto non solo per suonare le campane ma anche per rendere il campanile luogo accogliente per ogni persona che con sana curiosità e meraviglia entra in un mondo che pensava non esistesse più…

    A cura di Don Alex Pilati
    Prete dal 2011, vicario parrocchiale a Rosà fino al 2018 e attualmente a Breganze


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