LETTERA DA UN'ARNIA

    "Bzzzz!

    Ciao sono un'ape e ti sto scrivendo dalla mia arnia!
    Ma devo fare in fretta sai, perchè le mie sorelle ed io abbiamo molte cose da fare! Tu penserai, ma come … non andate in letargo? E invece no! Nonostante il freddo e la temperatura durante il giorno si sia abbassata, anche se non ci vedi volare come nei mesi più caldi, noi continuiamo a lavorare anche adesso, facendo alcuni lavori fondamentali per aiutare la nostra famiglia a sopravvivere e arrivare alla Primavera!

    Ora brevemente, se le mie sorelle non mi richiamano al lavoro, ti illustrerò alcune delle nostre attività legate all'autunno e all'inverno.

    Devi sapere per prima cosa che Io e altre api di quest'arnia siamo nate a ottobre, siamo più cicciottelle, e che la nostra vita, a differenza delle api che nascono quando è caldo, sarà mooolto più lunga!

    Infatti Madre Natura ha predisposto che noi api, nate nei mesi autunnali, potessimo vivere più a lungo, almeno fino a febbraio/marzo. Ciò accade perché tutte insieme con il nostro lavoro dobbiamo aiutare la nostra famiglia e la nostra mamma, l'Ape Regina, a passare bene l'Inverno per riprendere al meglio i lavori primaverili.

    Un'altra informazione che devi assolutamente sapere è che noi api raramente usciamo in inverno a visitare dei fiori, ma per la verità nelle storie che si raccontano qui dentro la mia arnia, si dice che all'inizio di qualche anno fa, in giorni in cui c'era un pallido sole, qualcuna delle api allora presenti andasse a bottinare i fiori del Calicanthus...  Tornando a quanto ti stavo raccontando noi api usciamo dalla nostra arnia in inverno, solo se c'è un po’ di sole e solamente per “fare i nostri bisogni” nei "voli di purificazione".

    E' molto importante invece quanto sto per dirti ora!
    Quando la temperatura fuori dalla nostra arnia scende sotto i 10° le mie sorelle ed io ci stringiamo tutte assieme, raccogliendoci in una specie di palla che ingloba i favi, il glomere, che non è affatto immobile e fermo, ma è un continuo rimescolamento di api che dagli strati più esterni si intrufolano pian pianino negli strati più interni fino al cuore dove la temperatura è davvero gradevole, circa 30° costanti anche quando fuori è freddissimo! Il glomere possiamo allargarlo quando fa meno freddo e possiamo invece restringerlo quando la temperatura è più rigida. Tutto questo movimento serve proprio per mantenere il calore e per fare ciò, abbiamo bisogno del nostro cibo preferito, il miele che abbiamo raccolto, messo nelle nostre scorte nei mesi caldi, e che ci passiamo l'una con l'altra quando siamo affamate.

    Ah già! Un'altra delle nostre attività all'arrivo del freddo è quella di cacciare dall'arnia gli ultimi fuchi, i maschi delle api che sono rimasti perché in inverno non ci sono api regine nuove da fecondare nei cieli sopra l'arnia. Se rimanessero, dovremmo sfamarli e questo sarebbe un peso per la nostra famiglia. Ma stai tranquillo perché in primavera la nostra Ape Regina, riprendendo a deporre le uova, ne farà anche di maschili da cui nasceranno nuovamente bellissimi fuchi!

     

     

    Uh! Ops mi stavo quasi dimenticando di lui! L'apicoltore! Lui per noi è molto importante perché ci aiuta nell' "invernamento", cioè a togliere gradualmente e sapientemente i favi che non ci sono utili, e poi se vede che non abbiamo sufficienti scorte di cibo, ci fornisce dello sciroppo zuccherino, che prepara apposta per noi o anche del candito per api quando fa freddo freddo. L'apicoltore inoltre ci aiuta, con dei trattamenti specifici, a tenere a bada quell'acaro antipatico: la Varroa! Questo parassita ci dà molto fastidio e rischia di farci morire tutte o farci ammalare, però per fortuna c'è lui, che è il nostro guardiano e difensore! Pensa che anche in Inverno viene qualche volta a vedere come stiamo e, senza indossare quella buffa maschera e quei guanti enormi, ci osserva da fuori l'arnia per assicurarsi che tutto proceda bene e in armonia.

    Bzzzz! Bzzzz! Caspita!!! Le mie sorelle mi stanno chiamando! E' ora di tornare al lavoro! Ciao e a presto! E ricorda di piantare in Primavera qualche fiorellino adatto a noi api!

    Bzzzz!"    

    a cura di Giovanni Parolin - Apicoltore rosatese


    LETTERA DA…IL CIRCOLO GIOVANI LAUREATI ROSATESI

    Un Circolo come modello rappresentativo del valore della cultura

    A cura di Giulia Bizzotto

    Carissimi lettori,

    oggi vogliamo rendervi partecipi delle scelte universitarie passate e presenti dei nostri giovani rosatesi e raccontarvi un’esperienza attiva nel nostro territorio comunale: il Circolo dei Giovani Laureati Rosatesi, che vanta ben 20 anni di storia come testimonia la raccolta di 18 numeri annuali “Quaderni dei giovani laureati rosatesi”, i quali contengono i curricula e le tesi di ciascuno dei laureati dal 2000 ad oggi.

    Il Circolo intende valorizzare le scelte universitarie dei giovani della nostra comunità, mettendoli in rete tra loro in modo che possano condividere le esperienze e le competenze maturate nel percorso di studi. A questo scopo vengono organizzate nel corso dell’anno diverse occasioni di incontro sia tra neolaureati e laureati degli scorsi anni sia con personalità di aziende e realtà di successo del territorio.                                                                            Inoltre, viene solitamente organizzato un incontro all’anno rivolto ai ragazzi/e delle superiori della zona che sono in procinto di scegliere il proprio percorso universitario, al fine di facilitare scelte consapevoli per il loro futuro tramite consigli e la condivisione di esperienze.

    Ora, probabilmente vi chiederete che cosa rende unica questa esperienza? Ci ho riflettuto e sono arrivata alla conclusione che il Circolo rappresenta il valore che diamo alla cultura, intesa come conoscenza. Lasciatemi contestualizzare brevemente questa esperienza tutta locale nel più ampio contesto sociale e dare alcuni spunti di riflessione.

    Il termine cultura deriva dal latino colere che significa “coltivare”. La nozione di cultura è ampia e ha molteplici significati, ma soffermiamoci solo sul concetto di cultura intesa come conoscenza. Il valore della conoscenza acquisita attraverso lo studio ha seguito i cambiamenti sociali-politici-economici di ogni periodo storico. Basti pensare come le donne hanno dovuto lottare (e lottano ancora oggi in alcune aree del pianeta) per ottenere l’accesso all’istruzione universitaria, o alle dittature del Novecento nelle quali lo Stato controllava ogni singolo aspetto della vita dell’individuo, inclusa l’educazione dei cittadini. In epoca più recente, i dati ISTAT rilevano come con la crisi del 2008 il numero dei laureati magistrali siano calati, calo da imputare per lo più a fattori economici. 

    C’è da chiedersi se la società in cui viviamo ha compreso il valore della conoscenza e dello studio. Io credo di sì, ma solo in parte. Infatti, in una società industrializzata come quella odierna che tende a chiedere sempre di più in termini di competenze tecniche e specifiche (in qualsiasi ambito), un titolo di studio che incontri tali requisiti risulta sempre più una condicio sine qua non. Ciò è dimostrato dai moltissimi indirizzi universitari che sono stati avviati negli anni. Tuttavia, nonostante la richiesta di figure con competenze specifiche sia in crescita, non sempre il mercato del lavoro è in grado di assorbire tale richiesta. D’altra parte anche la percezione della società civile rispetto al conseguimento di un titolo di studio universitario tende a semplificare il valore dello studio considerandolo come mero mezzo per accedere al mondo del lavoro, spesso dimenticando le componenti personali che giocano un ruolo importante nella crescita dell’individuo.            

    Studiare ci permette di poter dare delle opinioni, sviluppa la nostra capacità di pensare e quindi di scegliere, di essere consapevoli dei propri diritti e rappresenta una risorsa per lo sviluppo economico e sociale del Paese. Dal punto di vista più pratico, organizzarsi nello studio aiuta i giovani ad avere delle scadenze e a rispettarle, le attività di ricerca e i lavori di gruppo permettono di allenare e migliorare la scrittura e l’esposizione orale, tutte abilità fondamentali in ambito lavorativo. Ecco come la scuola di ogni ordine e grado permette lo sviluppo delle cosiddette hard skills (mere competenze tecniche e professionali) e soft skills (competenze trasversali). Soprattutto se si è in grado di far proprie le competenze apprese e di servirsene adattandole a diversi contesti di vita, il rapporto tra il possedere un titolo di studio universitario e una maggiore qualità di vita diventa positivo.

    Quindi tornando a noi…il Circolo è unico nella sua esperienza proprio perché riunisce laureati che hanno “coltivato” la conoscenza cogliendone le molteplici sfaccettature.

    A Rosà, negli ultimi 20 anni i laureati con laurea magistrale sono stati in totale 382. Per dare un’idea delle preferenze dei nostri giovani rosatesi, il grafico sottostante ne rappresenta le scelte universitarie. Si può osservare una preponderanza di ingegneri (56 su 382) seguito da laureati in Economia ed indirizzi affini (43 su 382) e in Giurisprudenza (30 su 382).

     

    Sì, il Circolo rappresenta proprio un vanto per la nostra comunità e una buona pratica da condividere con la nostra comunità e al di fuori di essa, perchè come disse A. Gramsci cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri (...).


    Si Riparte!

    Cari Genitori, cari Ragazzi

    La scuola riapre i battenti ed è pronta ad accogliere bambini, ragazzi ed adolescenti.
    Con queste poche righe vorremmo dedicare un augurio a voi che lunedì 14 settembre sarete in prima linea carichi di emozioni, ma anche di qualche pensiero e paura.

    E’ un inizio che impegna tutti gli attori della scuola a coltivare la virtù del CORAGGIO oltre che della PAZIENZA, ma soprattutto un inizio che ci insegna ad essere FLESSIBILI ai cambiamenti dell’ultimo minuto.

    A voi Ragazzi vorremmo augurare di GIOIRE per la grande occasione che vi viene offerta, perché l’esperienza del lockdown ci ha insegnato che siamo esseri che necessitano di relazionarsi con gli altri per essere felici, e i compagni di classe sono nutrimento per la crescita personale di ognuno di voi.

    Siate responsabili e protagonisti del vostro percorso di studi.
    Voi siete gli unici artefici del vostro futuro. Armatevi di volontà, di resistenza allo sforzo e di accettazione a qualche rinuncia, perché le scorciatoie nello studio non hanno mai ripagato.

    Siate fiduciosi delle vostre capacità e abilità, perché ognuno di voi ha la possibilità di modificarsi quando è flessibile e disposto all’ascolto.

    Siate rispettosi nei confronti dei vostri compagni, ma soprattutto dei vostri insegnanti e rubate con i vostri occhi e con le vostre orecchie tutto ciò che possono trasmettervi di buono. Loro hanno il potere di rendervi studenti attivi e di sviluppare in voi il pensiero riflessivo che vi consente di essere persone libere.
    Rispettate gli ambienti e coloro che contribuiscono quotidianamente a sanificarli, perché è grazie alla loro dedizione che potete studiare in sicurezza.

    A voi Genitori vorremmo suggerire di coltivare la virtù della pazienza, perché si sa che la scuola ha il grande potere di scombussolare le famiglie, e quest’anno lo sta facendo in maniera ancora più marcata.

    E’ un nuovo equilibrio quello che si deve andare a costruire e pretendere di farlo in pochi giorni è un’impresa a dir poco titanica, perché serve del tempo.
    Rispettate pertanto i momenti “no” dei vostri figli ricordando che è passato oltre mezzo anno dall’ultima volta che sono entrati nell’edificio scolastico. Il cervello è un muscolo che necessita di essere allenato e al quale viene sempre chiesto in breve tempo di ritornare efficiente in pista.

    Avete nelle vostre mani il potere del futuro, perché preparate l’uomo e la donna del domani. Agite con estro, fantasia, ma soprattutto con cuore, perché tutto ciò che viene filtrato dal cuore arriva dritto all’obiettivo.

    Buon anno scolastico a tutti!

                                                                                                                         

    Un giorno la paura bussò alla porta
    Il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno

    (Martin L. King)


    LETTERA DA UN DONATORE

    In questi giorni mi è stato chiesto che cosa significhi per me donare.

    Sicuramente il dono richiede capacità e impegno di voler dare un qualcosa di se stessi ad un'altra persona in pericolo di vita senza chiedere nulla in cambio, senza pretendere nulla.

    Significa anche avere la possibilità di offrire tanta gioia e serenità; sentirsi appagati e non sapere come descrivere l'immensa sensazione di pace che si avverte dentro se stessi.

    Quando incontri un donatore di sangue guardalo dritto negli occhi se ti parlerà del dono, il suo sguardo infatti si illumina e trasmette cosa sia la gioia del donare più di qualsiasi discorso, non che la parola non abbia il suo grandissimo valore, ma il sole immaginario che riscalda il nostro animo più profondo è acceso dal senso di appagamento nell'aver dato un po' di noi stessi fisicamente e gratuitamente ad un fratello di vita, ad un amico, un figlio, un genitore, un amante.

    Come sensibilizzare ed indirizzare i nostri giovani, i figli, ad iniziare a donare senza timore di mostrare la giusta immagine della bontà umana? Quali chiavi potrebbero aprire la porta del loro animo, accendere la consapevolezza di voler donare le loro preziosissime gocce di sangue?

    Credo che la risposta a queste domande sia da ricercare nella società la quale ha questa responsabilità. Per società intendo la famiglia in primis, la scuola soprattutto, le grandi autostrade della comunicazione che catturano e imbrigliano molte volte nel caos indistinto il pensiero di tanti giovanissimi, affascinati dall'apparenza e della mancanza, ahimè, in alcuni casi di un giudizio critico od approfondito.

    Se si considera il periodo del Covid-19 in cui all’isolamento fisico collettivo si accompagnavano immagini e notizie drammatiche, possiamo notare come esso abbia dimostrato che l'animo della maggioranza delle persone e' sinceramente suscettibile alla sopravvivenza della vita.

    Abbiamo ammirato, nella tristezza e drammaticità dei giorni trascorsi, il sacrificio di tutti: in campo assistenziale, nel quale gli operatori hanno messo a rischio la propria vita ed esposto al pericolo di contagio i propri amati familiari conviventi, nel campo del volontariato con l'accudimento della popolazione più debole, ma anche nell'immediata disponibilità del popolo dei donatori chiamati a donare sangue appena dopo l’appello nazionale di ricerca del plasma.

    La giornata mondiale del donatore di sangue vuol suonare come una campanella di richiamo affinché tutti si risveglino, abbandonino egoismi, passività', spossatezza e si ricordino che la vita di una persona dipende molto dall'altro in una eterna simbiosi di aiuto reciproco per condurre il timone della vita su questa nostra madre terra.

    Educhiamoci a donare il sangue, senza pretesa alcuna, con forza, soddisfazione ed entusiasmo, nella speranza, o meglio nella certezza di aver salvato la vita di chi combatte il dolore, di chi potrà ritornare anche grazie alla nostra piccola azione ad abbracciare i suoi cari e a respirare una nuova primavera.

    Dedichiamoci infine gli uni agli altri, leggendo con sentimento profondo, la preghiera del donatore offertaci da Papa Giovanni XXIII.

     Un Donatore di sangue

     

     

    PREGHIERA DEL DONATORE

     O Gesù Salvatore, che hai detto:

    ”Tutto ciò che avete fatto a uno dei

    più piccoli tra i miei fratelli,

    l’avrete fatto a me” (Matt. 25,40),

    guarda propizio all’offerta che Ti facciamo.

    Le angosce dei sofferenti, tuoi fratelli e nostri,

    ci spingono a dare un po’del nostro sangue,

    perché ad essi ritorni il vigore della vita;

    ma vogliamo che tale dono sia diretto a Te,

    che hai sparso il Tuo sangue prezioso per noi.

    Rendi, o Signore, la nostra vita feconda di

    bene per noi, per i nostri cari, per gli ammalati:

    sostienici nel sacrificio, perché sia sempre

    generoso, umile e silenzioso.

    Fa che con fede sappiamo scoprire

    il Tuo volto nei miseri per prontamente

    soccorrerli; ispira e guida le nostre azioni con

    la pura fiamma della carità, affinché

    esse, compiute in unione con Te, raggiungano

    la perfezione, e siano sempre gradite al Padre celeste.

    Così sia.

    Ioannes P.P. XXIII


    Piazza Cardinal S. Baggio, 7
    36027 Rosà (VI) - Italy

    Cod. Fiscale: 03502360245
    Assessorato alla Cultura

    ALTRE INFORMAZIONI

    © 2020 Ass. Culturale Studio Valore - All Rights Reserved - Powered by Studio Valore
    Image