GIORNATA MONDIALE DELLA DANZA

    GIORNATA MONDIALE DELLA DANZA

    È oggi, 29 Aprile 2020, la 39° Giornata Mondiale della Danza. Certamente la più strana che potremo ricordare.

    Ho accettato con onore, ma non senza timore, l’invito di CondiVIDiamo a scrivere un articolo sulla danza proprio oggi perché è difficile parlare di danza ora tenendo conto dell’esatto momento storico in cui siamo, ma forse ancora di più è doveroso.

    L’emergenza sanitaria ci ha travolti e stravolti nelle sue modalità di contenimento e il mondo della danza versa in una fase di totale resistenza per la sopravvivenza. Sarà  una giornata della danza senza teatri, piazze, palcoscenici, pubblico e applausi e lo sarà probabilmente per molti mesi, con conseguenze economiche e umane non quantificabili.

    Ma forse oggi alcuni applausi vale la pena di farli.

    La tenacia con cui gli addetti ai lavori del settore si stanno prodigando per trovare una via d’uscita merita il primo applauso di oggi.

    La trasversalità con cui associazioni, scuole di danza, enti e professionisti si sono uniti come mai prima fino ad ora, merita il secondo applauso.

    Il terzo irrinunciabile applauso va a ciascun danzatore di ogni età e livello che ha continuato e continua ad allenarsi e danzare da casa e agli insegnanti che con ogni mezzo cercano di stare vicini ai loro allievi con passione immutata e anzi, forse resa ancora più forte dalla nostalgia.

     

    La storia della danza si innesta nella storia dell’uomo: prima di essere parola siamo movimento.

    Da sempre la danza ha accompagnato i riti degli uomini, i momenti importanti dei popoli di ogni luogo ed epoca sono stati commemorati con la danza. Solo la nostra società ha dimenticato il valore del rito attraverso il corpo, anche se non ha smesso di danzare. Ha formalizzato i luoghi e messo dei confini di tempi e di modi: i teatri tradizionali piuttosto che urbani per gli eventi ufficiali, le discoteche per le aggregazioni spontanee. Ma anche  così contenuta, a volte costretta, la danza cresce e si trasforma costantemente.

    Nel tempo si è evoluta  e strutturata in tecniche e stili.

    Tenterò un breve escursus storico che non ha la pretesa di riassumere in pochissime parole quasi quattro secoli di storia, ma la speranza di stuzzicare in voi la curiosità che  potrà essere realmente soddisfatta solo da una successiva ricerca personale: qui mostriamo la porta e a voi, se vi va, il compito di girare la chiave ed entrare.

    Inoltre, i nomi menzionati si riferiscono a volte a coloro che hanno intuito il cambiamento che già era in atto e lo hanno trasformato in azione concreta rendendolo visibile a tutti, altre volte a coloro che hanno diffuso e reso grande una corrente di pensiero. L'elenco dei nomi è quindi assolutamente incompleto e approssimativo poiché sono centina gli artisti che hanno reso la danza ciò che è oggi e che costantemente la trasformano, ma ovviamente anche qui confido che nasca in chi legge la voglia di approfondire personalmente.

    Oltre a ciò, i percorsi intrapresi dalla danza nel suo divenire sono molteplici e si sono intrecciati in piu' luoghi, contemporaneamente. Le intuizioni hanno attraversato i confini e sono rimbalzate da un'artista all'altro senza che questi lo sapessero: semplicemente a tempo debito gli step di trasformazione sono avvenuti. Ancora una volta stiamo prendendo in considerazione solo uno dei tanti cammini che la danza ha tracciato nella storia. Di nuovo a voi l'invito a scoprire tutte le strade che parallelamente si sono dispiegate nel tempo.

    La danza per come la intendiamo oggi, cioè non più rito popolare bensì arte, ha le sue origini  alla corte Re Sole, Luigi XIV  che nel 1661 fonda l' Accademia reale di danza a Parigi dove si comincia a codificare il movimento in un linguaggio vero e proprio che, passando da un'intuizione tecnica e anatomica all'altra, è diventata la tecnica del balletto per come viene praticata  oggi.

    I nomi che certamente vanno citati sono quelli di Jean-George Noverre, inventore del balletto moderno. Infatti, a data scelta per la giornata mondiale della danza è proprio la sua data di nascita.

    Seguono altri nomi illustri quali Carlo Balsis, Coralli e Perrott. Gli ultimi due sono i coreografi di Giselle, il più famoso balletto classico di sempre. E ancora Marius Petipa, Enrico Cecchetti (scuola italiana) e Agrippina Vaganova (scuola russa), entrambi autori di metodi tutt'ora in uso, e poi Diaghilev e Balanchine che nel '33 da vita alla School of American Ballet.
    Infine ultima solo in ordine storico, Alicia Alonso, splendida inteprete e docente grandiosa che ha reso grande la danza classica cubana. A lei è dedicata la giornata della danza di quest’anno.

    Tanti nomi che hanno portato il balletto verso la modernità raggiungendo l'attuale raffinatezza tecnica che comunque si evolve continuamente.

    E ancora in America dopo due secoli di tutù, corsetti e donne eteree, Isadora Duncan da inizio a quella che verrà definita la rivoluzione della danza moderna. In realtà parlando di lei è più corretto dire della “danza libera”. Isadora restituisce al corpo la carne, rifiutando l'immagine della donna trasparente e sifilica della danza classica: piedi nudi e poche vesti, nessun tutù nè ornamento superfluo. Era la fine del XIX secolo quando questa pioniera apriva gli occhi del mondo su una diversa idea di corpo e di danza.

    Contemporaneamente a lei un'altra americana, Loie Fuller, innovatrice non solo della danza, ma anche della luce che intuisce l'importanza di questo elemento nello spettacolo e porta in scena esperimenti fondamentali per lo sviluppo del concetto di luce e della figura del ligth designer che oggi è imprescindibile da quella del coreografo.

    Seguono i coniugi Sacharov in Russia e successivamente, in Italia, Susanna Egri a Torino e Franca della Libera a Vicenza. Siamo a metà tra gli anni '50 e '60.

    Ma torniamo ancora in America tra gli anni '30 e '40 dove da Libera si è evoluta in danza moderna con Martha Graham e Doris Humprey, che hanno riappropriato il corpo di uno spazio concreto rimettendo in gioco la forza di gravità fino ad allora rinnegata dalla danza classica.

    Si è poi intrapreso la strada della danza contemporanea che ha ricalato il danzatore nello spazio della quotidianità, lo ha umanizzato e allo stesso tempo reso capace e libero di diventare qualsiasi cosa.  Ha scoperto la necessità della sperimentazione e della contaminazione tra le arti e i mezzi comunicativi a partire da Merce Cunningham, Trisha Brown passando per Anne Teresa de Keersmaeker e Carolyn Carlson fino a Disi Larbi Cherkaoui, Ohad Naharin, Roberto Castello, Roberto Zappalà e  Silvia Gribaudi.

    E se si parla di danza contemporanea non si può non parlare di teatro danza, che nel nome esprime l’incontro tra le due arti, con Pina Bausch e Susanne Linke, (che troviamo  in Italia con la compagnia Sosta Palmizi e successivamente Abbondanza-Bertoni), fino alla contact improvvisation sviluppatasi da Steve Paxton e Nancy Stark Smith fino a Sharon Fridman.

    Nel tempo, infatti, la danza è passata dall’essere un’arte di pura forma ed estetica sradicata dalla realtà, ad un’arte completamente umana e umanizzante fatta di forza di gravità, ritorno al contatto con la terra, relazione e fiducia.

    Nella contact dance improvvisation, ultima nata, è infatti fondamentale la capacità di entrare in relazione con l’altro, attraverso l’ascolto del proprio corpo in relazione all’ascolto del corpo altrui in uno scambio continuo di pesi e di leve e dove il contatto costante è la chiave di tutto il movimento.

    Due parole quindi, Movimento e Contatto che non appartengono però solo alla danza, ma alla vita. Senza di esse la vita non esisterebbe.

    Festeggiare la giornata mondiale della danza in questo momento storico caratterizzato dalla momentanea limitazione di movimento e la totale assenza di contatto sembra un controsenso, ma forse mai come oggi ha senso festeggiare l’arte che celebra la vita.

    E come ad ogni festa che si rispetti è doveroso farsi degli auguri. Allora auguro a tutti noi che presto possiamo tornare al movimento pieno, consapevole e collettivo con la gratitudine di chi ritrova qualcosa che dava per scontato e che una volta perduto ha rivelato tutto il suo valore. Che possiamo riappropriarci dello spazio sacro del corpo. E ci auguro che quando potremo aprire la porta sulla “normalità” lasceremo totalmente alle nostre spalle la paura del contatto. Che la prossima festa della danza preveda non solo possibili assembramenti, ma ammassamenti di corpi così vicini e abbracciati da perderne i confini.

     A cura di Selenia MocellinA.S.D. Kasa Danza di Rosà

    Alcuni link:

    https://www.youtube.com/watch?v=WtABYoEv7CQ&list=RDCMUCnLtvSUJB7rgYie9F-ejnSA&start_radio=1&t=9

    https://www.youtube.com/watch?v=6lq7cdmLrwU

    https://www.youtube.com/watch?v=w6friKSsHqs

    https://www.youtube.com/watch?v=1PrPdPHcFSc   


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