SONO STATA PAPA' ANCH'IO

    SONO STATA PAPA' ANCH'IO

    “Quando parli così sembri il papà…”/ “mamma!?” – “sono Beatrice!” -  “mi hai toccato come fa la mamma…”

    Comincio a scrivere anche questa volta prendendo spunto da parole realmente pronunciate. La prima frase mi è stata rivolta da una bambina, la seconda invece da un bambino, che dopo essersi confuso e avermi rivolto l’appellativo materno, si è giustificato con estrema lucidità, dandomi spiegazione chiara del suo lapsus. Sentire pronunciare queste parole in una stessa mattina mi ha permesso di risollevare una importante questione, quella dei ruoli genitoriali al giorno d’oggi, rispetto ai quali si avanza secondo una profonda e radicale omogeneità, ma che spesso porta a piccoli contrasti ed attriti di vita quotidiana, fatti di dubbi educativi e scelte non sempre del tutto unanime.

    Partiamo dal presupposto che i ruoli paterni e materni sono affiliati a diverse funzioni, competenze, abilità, caratteristiche, tendenza, tratti di temperamento e qualsivoglia altro tratto peculiare e distintivo, ma che, a dispetto di quanto si possa immaginare o presuppore, non sono ruoli esclusivi dell’uno o dell’altro genitore. L’essere padre non sempre appartiene al papà, come l’essere madre non sempre appartiene alla madre, nella coppia. Tale aspetto si è chiarito nella mia mente quando A., la bambina che ha pronunciato le parole con cui questo articolo è cominciato, mi ha restituito in modo chiaro ed inequivocabile il suo sentire, percepire e vedere in me i tratti paterni. Ed allo stesso modo, poche ore dopo, P. mi abbia chiamato “mamma” perché nel mio modo di accarezzarlo probabilmente ho veicolato ciò che in lui ha suscitato un significato materno. In quel momento esatto ho riflettuto “sono stata papà anche io prima però!”.

    Tale riflessione per sottolineare come gli attributi maggiormente riconducibili alla figura paterna, per impostazione culturale ed educativa e rimando sociale venutosi a strutturare di generazione in generazione, siano distinti da quelli materni in modo congenito da parte del bambino, e tale aspetto ci dice molto rispetto a quelli che sono i suoi reali bisogni educativi. Il bambino ha bisogno di una componente paterna, portata dall’autorevolezza, dalla forza, dalla robustezza e dall’idea di protezione anche fisica e corporale, al fianco della componente di imprescindibile dolcezza, accoglienza, ascolto, cura e calore che contraddistinguono maggiorente il profilo materno. Ma ciò che realmente conta per lo sviluppo del bambino è la garanzia che queste componenti risultino integralmente presenti nel corso della sua crescita, e non che queste vengano portate in modo coerente e congruente da parte della madre o del padre. Vi saranno occasioni e contesti nei quali alla madre sarà richiesta una certa autorevolezza, ed al padre, invece, in altre occasioni, maggiore accoglienza all’ascolto ed all’espressione dell’affettività, in un’esperienza omnicomprensiva per il bambino di una genitorialità che passi attraverso la relazione in modo congruente ed integro.

    …ma in cosa si traducono congruenza ed integrità? Si traducono di certo in modalità educative che prevedono consistenza e a loro volta congruità, rappresentate da scelte condivise e riproposte in modo coerente ed invariato, con modalità flessibili ma indiscutibili ed attuate con modalità concordi da parte dei genitori: una regola resta tale, con mamma e con papà, seppur sia ammessa la flessibilità, ma garantita la coerenza e la congruenza; ciò che esprime l’autorevolezza di un genitore non deve essere smentito dall’altro.

    …esistono mamme super forti, come papà molto dolci ed affettuosi; perché chi l’ha detto che per essere super eroi sia necessario avere super muscoli?...

    A cura di Beatrice Stocco


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