“Lo so che ho sbagliato ma…”

    “Lo so che ho sbagliato ma…”

    “Lo so che ho sbagliato ma…”

    Innanzitutto prendiamo questa frase come primo ingrediente di oggi e mettiamola da parte, perché è bene prima dare un’occhiata alla ricetta che vi ho portato qui oggi. La ricetta è proprio davanti ai nostri occhi: ce la sta riproponendo il nostro bambino. Rivisitata si, magari più dolce, o forse un po’ più saporita, svolta a modo tutto suo, ma la base è pur sempre quella: lo sviluppo.
    Quello stesso sviluppo che ha permesso a noi adulti di giungere oggi fin qui, il normale processo di crescita, acquisizione, miglioramento, consolidamento. Ecco, nostro figlio sta facendo proprio questo: progredisce nel suo sviluppo, seguendo la ricetta della vita, che alla fine ci accomuna tutti e non ci sono né bilance, né misurini per lui, come non ce ne sono stati per noi. Lui procederà crescendo senza misure precise, senza indicazioni di quantità studiate e calcolate alla perfezione, ma solo continuando a mescolare…o a crescere, come preferite. Certo, sarà possibile fare qualche piccola aggiunta o aggiustare, rattoppare mescolare più o meno lentamente, lasciar riposare e lievitare, mettere da parte qualche ingrediente ed aggiungerne altri a filo, ma alla fine è così che procederà: per prove ed errori.

    …oh, bene! Dopo questa modesta infarinatura possiamo riprendere in mano il primo ingrediente che abbiamo preparato; quindi veniamo a questa frase “lo so che ho sbagliato, ma…”. Eh si, questo è un ingrediente multiforme e frequentemente presente nelle nostre bocche, che molto spesso accompagniamo ad una buona sorsata di senso di colpa e qualche briciola di senso di profonda inadeguatezza genitoriale per completare. È per me molto frequente confrontarmi con espressioni di questo tipo durante i colloqui con i genitori, sia che si tratti di ambito clinico che educativo come nella maggior parte dei casi.
    Ma ci siamo mai chiesti per quale motivo ci si additi la colpa dell’errore, che pesa sullo stomaco e che viene resa ancor più indigesta dalle sorsate di senso di colpa e briciole di inadeguatezza che inevitabilmente le accompagnano sposandosi alla perfezione…?

    Molto spesso si tratta di un automatismo l’affermare a sé stessi di aver sbagliato, e spesso lo si fa con tono quasi accusatorio, di disprezzo. Ma non scordiamo quanto sia importante il modo in cui ci parliamo, oltre a quello in cui parliamo al nostro bambino. Si, parlo del modo in cui parliamo a noi stessi, delle parole che rivolgiamo al nostro cervello…che è un tuttofare sì, ma sa raccontarsi grosse bugie, in grado di farci perdere poi importanti opportunità di apprendimento. 

    La tendenza a colpevolizzarsi rispetto alle proprie modalità educative o gestionali dedicate al nostro bambino ci porta ad escludere non tanto la ripetizione di quella stessa modalità, quanto l’opportunità di tentare un’altra via! Sembrerà paradossale, ma penso ci si possa ritrovare a vivere molto spesso i “soliti errori”, attuati secondo schemi di cui si diventa inevitabilmente vittima e rispetto ai quali si prova un senso di frustrante impotenza.

    Ecco quindi che oggi vorrei condividere con voi un altro punto di vista, orientato al riconoscimento dei propri limiti, si, ma anche a quello delle proprie risorse...il segreto sta tutto nello scegliere bene gli ingredienti! E vi dirò di più: l’ingrediente segreto sono le parole e il modo in cui decidiamo di usarle. Perché parlare di errore, quando quella modalità educativa o gestionale non è risultata efficacie, e invece non preferire ammettere che quella data scelta è risultata poco utile per noi ed il nostro bambino in quel momento? Questa espressione suggerisce già una possibilità ulteriore: ci possono essere modalità più utili e funzionali per affrontare la stessa situazione. Perché non esplorarle?

    A partire da questa prospettiva sarà possibile guardare ai nostri errori con un altro sguardo e ammettere che è possibile sbagliare per errore, come è anche possibile e fondamentale sbagliare per errare. Perché chi non erra, non erra. Chi non sbaglia, non compie errore. Chi non procede, non sbaglia. …e chi non sbaglia, non procede: sbagliare per errare, sbagliare per crescere, progredire, avanzare!

    …la ricetta è sempre la stessa, anche per noi grandi: prove ed errori, una aggiunta di questo, una aggiustatina, una mescolata, un po’ di riposo, un buon tempo di lievitazione…

     Parlati con riconoscenza, rispetto ed accoglienza, cara mamma, caro papà, te ne sarai grato e te ne sarà grato anche il tuo bambino.

    A cura di Beatrice Stocco


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