IL BUON AIUTO: ELOGIO AL PREZIOSO AMICO ERRORE!

    IL BUON AIUTO: ELOGIO AL PREZIOSO AMICO ERRORE!

    Chi non erra, non erra.

    E con questa ovvietà che ci facciamo?

    È da tempo ormai che dedico uno spazio della mia settimana a questa rubrica, che mi porta a riflettere e sperimentare, e a dare forma e linguaggio a pensieri e riflessioni che se condivise con chi legge, mi sembrano poter acquisire un valore esponenzialmente maggiore.
    Quindi, per chi di voi avesse già letto qualcuno dei miei scritti, non sarà una sorpresa sapere della mia passione per la linguistica e le parole. Aaah, che meraviglia le parole. Ma quindi, tornando a noi…

    Chi non erra, non erra. E allora…? Che cosa significa?

    Veniamo subito al significato reale di questa frase apparentemente scontata, banale, poco utile. Errare. Cosa significa errare? Forse ora, isolando il verbo, avrete capito il mio giochetto. Errare significa commettere errore, certo. Ma significa anche vagare, a quanto ci riferisce il dottor Google. Quindi errare è una parola straordinariamente ricca: sbagliare…come anche procedere, camminare, gironzolare qua e la, andare avanti!

    Non è incredibile? Il fascino delle parole.

    È da queste parole che intendo offrire uno spazio a noi e ai nostri errori, come a quelli dei nostri bambini, ed intendo esprimere un appello sentito, che mi viene dal profondo del cuore: PERMETTETE AI VOSTRI FIGLI DI SBAGLIARE. L’ERRORE È UN AMICO PREZIOSO.

    E sbagliate pure voi! Perché non solo i vostri figli avranno la preziosa possibilità di imparare dai vostri errori, ma potranno anche imparare come farlo: potranno imparare a sbagliare. Perché l’errore sarà un immancabile compagno di viaggio, e non parlo solo della scuola e del contesto didattico, parlo del viaggio della vita. Quindi è buona cosa farci amicizia con gli errori, stringerci un patto d’alleanza e promettersi che ad ogni errore verrà una ricompensa: quella di aver imparato ancora una volta come sbagliare meno, o anzi…come sbagliare meglio.

    Negli ultimi anni ho assistito ad uno spostamento della nostra attenzione rispetto ai compiti ed alle responsabilità che affidiamo ai bambini. Ricordo chiaramente la mia preziosissima e adorata maestra della scuola elementare premiarci per l’impegno, la dedizione, la serietà, il senso critico, lo spirito di iniziativa e ricordo ancora più vividamente il senso di appagamento che sperimentavo in quelle situazioni di riconoscimento del mio contributo al compito ed alla responsabilità affidatami.  Dicevo, negli ultimi anni ho osservato, e penso proprio possiate convenire, come la nostra attenzione – mi includo umilmente nel gruppo – si sia dislocata verso la forma, la performance, l’esito finale, il risultato. Per non parlare del voto e del giudizio, quando si tratti di scuola…

    Lentamente sono state prese le distanze dalla dimensione di genuinità del bambino in favore di aspetti formali, in cui si punta al bello, alla buona riuscita, all’ottimo risultato e l’errore diventa presto orrore. Ma come ho detto prima, gli errori sono nostri grandi e preziosi amici, e con loro possiamo stringere fruttuose alleanze.

    In questa sorta di tentativo di esasperare il meglio, di ostentare il buon risultato si è assistito anche ad una variazione nelle modalità di offerta di aiuto al bambino. Molto spesso si rinuncia ad aiutare il bambino e si procede sostituendosi a lui.

    E certo che un disegno colorato da me che sono adulto è molto più bello, preciso, cromaticamente armonico e curato di uno rifinito da un piccolo di 5 anni, ma chissà quanto sarebbe stato importante per lui poter colorare fuori dal contorno, sbavare l’inchiostro fresco, addirittura forare il foglio per l’eccessivo di inchiostro e poi si, trarre la ricompensa. Si si, la ricompensa concordata nel patto stretto con l’amico errore: imparare. Imparare che se coloro più lentamente riuscirò ad essere più preciso, imparare che devo fare attenzione che la carta assorba l’inchiostro per bene prima di passarci sopra la mano, imparare che una passata di pennarello è sufficiente, altrimenti rischio di bucare la carta.

    Chi non erra, non erra. Chi non sbaglia non va avanti. Ecco cosa significa. O meglio…il dizionario Treccani ci dice che errare significhi vagare, quindi procedere senza meta certa. Nella libertà, che non significa mancanza di supporto o tutela o protezione. Significa che si procede in una direzione: avanti!, senza però seguire un percorso stabilito, garantendosi la sorpresa di mille incontri e l’imprevedibilità della crescita.

    In questo errare, il ruolo dell’adulto è quello di affiancare il bambino, non precederlo. Perché errare, come abbiamo detto, significa vagare senza meta certa e non c’è motivo di costringere il bambino a percorrere esattamente i nostri stessi passi, a calpestare le nostre orme, quando possiamo goderci un avanzare ed un incedere calmo, ma sicuro e solido, AL SUO FIANCO. In questo modo sperimenteremo con lui, scopriremo con lui, ci sorprenderemo con lui e non prima e non al suo posto.

    Camminate al fianco dei vostri bambini, non anticipateli e non sostituitevi. Li accompagnerete senza trascinarli, li proteggerete e tutelerete e permetterete loro di cadere, garantendo la vostra presenza e il vostro supporto, ma offrendo loro la possibilità di errare, imparare, guadagnare.

    L’errore è un amico prezioso. Aiutare significa camminare l’uno al fianco dell’altro.

    A cura di Beatrice Stocco


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