ESSERE IN SALUTE PER ESSERE FELICI

    ESSERE IN SALUTE PER ESSERE FELICI

    Il concetto di salute lo conosciamo tutti, ma vi siete mai soffermati a riflettere su cosa significhi veramente? Secondo voi che cos’è la salute? Alcune risposte forse potrebbero essere: essere in salute vuol dire non essere malati, oppure stare bene, non avere malattie invalidanti, non avere limiti dovuti a danni fisici…

    Secondo i primi modelli in medicina, infatti, la salute sembrava coincidere con l’assenza della malattia. Tuttavia, a partire dagli scritti di Engel nel 1977, la salute ha evoluto il suo significato e ha iniziato a comprendere uno stato più generale di benessere a livello fisico, ma anche psicologico e sociale. Ciò sta a significare che si è in salute quando nell’insieme stiamo bene a livello fisico, psicologico e sociale. Quindi non stiamo bene solo se non siamo malati, ma stiamo bene anche quando siamo sereni psicologicamente e manteniamo dei rapporti sociali positivi, il tutto contemporaneamente. Da questa definizione si ricava inoltre che le malattie non derivano esclusivamente da alterazioni biologiche e fisiche, ma anche psicologiche e sociali, che possono determinare la suscettibilità, la gravità e il decorso delle malattie. In altre parole, i nostri atteggiamenti e caratteristiche di personalità, insieme alla rete sociale nella quale siamo inseriti (famiglia, amicizie significative) possono aiutarci ad essere “resistenti” alle malattie e/o ad affrontarle al meglio.

    Questa nuova definizione di salute ha segnato un’evoluzione importante in ambito scientifico, ma non è finita qui… Infatti se ci pensiamo attentamente risulta difficile per ognuno di noi raggiungere il perfetto equilibrio in termini di benessere bio-psico-sociale. Infatti, in questo preciso istante, chi si sente bene a livello fisico (nessuna malattia, anche lieve, nessun “acciacco”, ecc.), psicologico (nessun pensiero o preoccupazione in mente) e sociale (adeguata rete di amicizie e in famiglia, con buone possibilità di mantenere i contatti)?

    Dalla carta di Ottawa del 1986 la salute ha cambiato nuovamente definizione ed è divenuta maggiormente comprensiva di aspetti rilevanti per ogni persona, in modo personale per ciascun individuo: la salute è infatti la misura in cui ciascuno di noi è in grado di realizzare aspirazioni, soddisfare i propri bisogni e affrontare efficacemente l’ambiente. Riflettiamo su cosa significa questo:

    Possiamo dirci in salute se non siamo malati, abbiamo una bella famiglia, ci sentiamo bene psicologicamente, ma non abbiamo un lavoro che ci permetta di essere autonomi?

    Oppure se il nostro lavoro ora non ci soddisfa?

    Ci sentiamo bene se abbiamo quel “sogno nel cassetto” che non apriamo da tempo?

    Siamo in salute se siamo a tal punto impegnati a lavoro da non avere tempo libero?

    In tutti i casi la risposta è “dipende”. E da cosa? Dal fatto che ognuno di noi ha aspettative e bisogni differenti, il raggiungimento/soddisfazione dei quali ci fa stare bene: un giovane che sogna di lavorare e costruirsi un futuro non si sentirà bene se si trova disoccupato in questo periodo di crisi, poiché dei limiti oggettivi non gli permettono di soddisfare le sue aspettative di vita, almeno in questo momento.

    Tuttavia un altro giovane che ugualmente non sta lavorando ma che desidera continuare a studiare e ha la possibilità di farlo da casa e di impiegarci tutto il tempo necessario, si sentirà probabilmente soddisfatto e, almeno per questo aspetto, felice.

    A pensarci bene sembra che questa nuova definizione avvicini il concetto di salute a quello della felicità: quando siamo felici di ciò che siamo e abbiamo possiamo dirci in salute, anche se magari in questa stagione iniziamo a soffrire di allergia o qualche altro piccolo male fisico è sopraggiunto.

    È infine importante riflettere su queste definizioni rispetto al contesto in cui viviamo ora. Infatti ora come non mai ci sentiamo fortunati se non siamo malati, se non contraiamo il virus che tanto spaventa il mondo da più di un anno. Proteggerci e proteggere sono sicuramente priorità. Ma lo stare bene con noi stessi, stare in salute, comprende molte altre sfaccettature che per molti versi e per molte persone al momento attuale sono “soffocate” (si pensi alle possibilità di lavoro, alle relazioni sociali limitate, agli effetti psicologici della pandemia, alle libertà personali…).

    Non dimentichiamo quindi ciò che è importante per noi, ciò che ci rende felici, e nei limiti delle possibilità continuiamo a coltivarlo in questa situazione emergenziale, dimostrandoci resilienti e flessibili nelle scelte e nei desideri, augurandoci infine possibilità future più prospere. Nella pratica non dobbiamo dimenticarci di mantenere i contatti (sebbene più spesso a distanza) con le persone importanti per noi e nemmeno di tenere cura alla nostra salute psichica, che possiamo soddisfare per esempio coltivando le nostre passioni, ricavando il giusto tempo per il riposo giornaliero, stando all’aria aperta, o facendo quello che più ci piace.

    A cura di Roberta Zonta


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