LETTERA DA…IL CIRCOLO GIOVANI LAUREATI ROSATESI

    LETTERA DA…IL CIRCOLO GIOVANI LAUREATI ROSATESI

    Un Circolo come modello rappresentativo del valore della cultura

    A cura di Giulia Bizzotto

    Carissimi lettori,

    oggi vogliamo rendervi partecipi delle scelte universitarie passate e presenti dei nostri giovani rosatesi e raccontarvi un’esperienza attiva nel nostro territorio comunale: il Circolo dei Giovani Laureati Rosatesi, che vanta ben 20 anni di storia come testimonia la raccolta di 18 numeri annuali “Quaderni dei giovani laureati rosatesi”, i quali contengono i curricula e le tesi di ciascuno dei laureati dal 2000 ad oggi.

    Il Circolo intende valorizzare le scelte universitarie dei giovani della nostra comunità, mettendoli in rete tra loro in modo che possano condividere le esperienze e le competenze maturate nel percorso di studi. A questo scopo vengono organizzate nel corso dell’anno diverse occasioni di incontro sia tra neolaureati e laureati degli scorsi anni sia con personalità di aziende e realtà di successo del territorio.                                                                            Inoltre, viene solitamente organizzato un incontro all’anno rivolto ai ragazzi/e delle superiori della zona che sono in procinto di scegliere il proprio percorso universitario, al fine di facilitare scelte consapevoli per il loro futuro tramite consigli e la condivisione di esperienze.

    Ora, probabilmente vi chiederete che cosa rende unica questa esperienza? Ci ho riflettuto e sono arrivata alla conclusione che il Circolo rappresenta il valore che diamo alla cultura, intesa come conoscenza. Lasciatemi contestualizzare brevemente questa esperienza tutta locale nel più ampio contesto sociale e dare alcuni spunti di riflessione.

    Il termine cultura deriva dal latino colere che significa “coltivare”. La nozione di cultura è ampia e ha molteplici significati, ma soffermiamoci solo sul concetto di cultura intesa come conoscenza. Il valore della conoscenza acquisita attraverso lo studio ha seguito i cambiamenti sociali-politici-economici di ogni periodo storico. Basti pensare come le donne hanno dovuto lottare (e lottano ancora oggi in alcune aree del pianeta) per ottenere l’accesso all’istruzione universitaria, o alle dittature del Novecento nelle quali lo Stato controllava ogni singolo aspetto della vita dell’individuo, inclusa l’educazione dei cittadini. In epoca più recente, i dati ISTAT rilevano come con la crisi del 2008 il numero dei laureati magistrali siano calati, calo da imputare per lo più a fattori economici. 

    C’è da chiedersi se la società in cui viviamo ha compreso il valore della conoscenza e dello studio. Io credo di sì, ma solo in parte. Infatti, in una società industrializzata come quella odierna che tende a chiedere sempre di più in termini di competenze tecniche e specifiche (in qualsiasi ambito), un titolo di studio che incontri tali requisiti risulta sempre più una condicio sine qua non. Ciò è dimostrato dai moltissimi indirizzi universitari che sono stati avviati negli anni. Tuttavia, nonostante la richiesta di figure con competenze specifiche sia in crescita, non sempre il mercato del lavoro è in grado di assorbire tale richiesta. D’altra parte anche la percezione della società civile rispetto al conseguimento di un titolo di studio universitario tende a semplificare il valore dello studio considerandolo come mero mezzo per accedere al mondo del lavoro, spesso dimenticando le componenti personali che giocano un ruolo importante nella crescita dell’individuo.            

    Studiare ci permette di poter dare delle opinioni, sviluppa la nostra capacità di pensare e quindi di scegliere, di essere consapevoli dei propri diritti e rappresenta una risorsa per lo sviluppo economico e sociale del Paese. Dal punto di vista più pratico, organizzarsi nello studio aiuta i giovani ad avere delle scadenze e a rispettarle, le attività di ricerca e i lavori di gruppo permettono di allenare e migliorare la scrittura e l’esposizione orale, tutte abilità fondamentali in ambito lavorativo. Ecco come la scuola di ogni ordine e grado permette lo sviluppo delle cosiddette hard skills (mere competenze tecniche e professionali) e soft skills (competenze trasversali). Soprattutto se si è in grado di far proprie le competenze apprese e di servirsene adattandole a diversi contesti di vita, il rapporto tra il possedere un titolo di studio universitario e una maggiore qualità di vita diventa positivo.

    Quindi tornando a noi…il Circolo è unico nella sua esperienza proprio perché riunisce laureati che hanno “coltivato” la conoscenza cogliendone le molteplici sfaccettature.

    A Rosà, negli ultimi 20 anni i laureati con laurea magistrale sono stati in totale 382. Per dare un’idea delle preferenze dei nostri giovani rosatesi, il grafico sottostante ne rappresenta le scelte universitarie. Si può osservare una preponderanza di ingegneri (56 su 382) seguito da laureati in Economia ed indirizzi affini (43 su 382) e in Giurisprudenza (30 su 382).

     

    Sì, il Circolo rappresenta proprio un vanto per la nostra comunità e una buona pratica da condividere con la nostra comunità e al di fuori di essa, perchè come disse A. Gramsci cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri (...).


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