LETTERA DA UNO STUDENTE CHE FREQUENTA L’AULA STUDIO “CHIARA DIDONÈ”  DI ROSÀ

    LETTERA DA UNO STUDENTE CHE FREQUENTA L’AULA STUDIO “CHIARA DIDONÈ” DI ROSÀ

    Ho sempre pensato che scrivere il tema sulla "mia giornata tipo" fosse qualcosa per bambini, in quanto le giornate a quell'età, per quanto divertenti e ricche di avventure, erano il susseguirsi degli stessi avvenimenti. Con l'avanzare dell'età ho sempre visto aumentare il numero di variabili in grado di rendere speciali e uniche tutte le giornate da me vissute, ciò aveva raggiunto il suo apice con il mio ingresso nel mondo universitario; prima che tutto si fermasse, o meglio, prima che ogni evento cominciasse a ripetersi ciclicamente, catapultandomi in una realtà impalpabile al punto tale da credere che tutto questo possa essere una sorta di sogno.

    Mi trovo qui a scrivere questi pensieri in una serena notte di primavera chiuso dentro le quattro mura di camera mia, fatico a definirla così perché ormai ci abito qui dentro e chiamarla casa credo sia più appropriato.

    Paradossale il desiderio di uscire nonostante siano solo queste quattro mura a darmi quella sicurezza tale da permettermi di non pensare alla pandemia, che tante innocenti vite ci sta togliendo lì fuori; un campo di battaglia in cui gli eroi dei tempi odierni combattono con i pochi mezzi dei quali dispongono. È forte anche il senso di impotenza, vorrei poter essere più utile mi dico, riuscire a trasformare i miei pensieri in vaccini e le mie parole in calde coperte per aiutare chi un comodo letto per guarire non ce l'ha. Ma oggi, come ieri, il gesto più utile che possa fare è restare in casa e seguire le istruzioni.

    E oggi come ieri sono le 22:00, ho rispettato il mio programma giornaliero che, svogliatamente, ripeto ormai da un mese e mezzo; come ogni giorno mi sono alzato alle 8 circa con quel sano proposito di fare un po' di stretching e qualche flessione per ricordare ai miei muscoli di non sparire per sempre, di stringere i denti fino a che un buon fisioterapista possa metterci le mani ed eliminare tutte quelle contratture che una vita sedentaria come questa mi porta ad avere. Un doccia rigenerante e colazione che ormai, come le stagioni, si alterna a intervalli regolari tra una fetta biscottata con marmellata e un buon yogurt; poi si riparte come tutte le mattine con lezioni per via telematica, registrate o in diretta poco cambia, il docente spiega e come un fiume in piena non lo si può fermare, teoremi, dimostrazioni ed esercizi.

    Quasi mi mancano i momenti in cui nonostante l'imbarazzo di non aver capito, a differenza dei restanti 150 compagni di corso, alzavo la mano per chiedere spiegazioni; come mancano le risate con gli amici di corso, con i quali si parlava delle figuracce fatte in un weekend di divertimento o delle partite e delle schedine giocate nel sacro turno calcistico. Ma come ogni nostalgia posso solo sfiorarla, per poi riconcentrarmi sulla lezione e concludere nel miglior modo possibile la mattinata che si ripropone nel pomeriggio nella stessa modalità, lasciando solo del tempo la sera per essere più leggeri. Si chiama qualche amico cercando di inventarsi qualcosa di interessante di cui parlare o guardando qualche serie tv su Netflix, nel tentativo ormai prossimo di vedere tutte quelle disponibili, dato che è da due mesi che sono recluso in casa. Una citazione tratta da un celebre film -Ogni maledetta domenica- dice: "il valore delle cose lo impari solo quando quelle cose le cominci a perdere" ed è proprio ciò che mi sta accadendo; solo ora apprezzo appieno quelle corse per arrivare in tempo a lezione, il caffè con gli amici dopo delle ore passate in Aula Studio, l'aperitivo del venerdì e la pizza della domenica sera.

    Mi rincuora sapere che tutto ciò tornerà e quando arriverà quel momento, la consapevolezza che questa quarantena mi ha dato, mi permetterà di apprezzare ogni istante come mai fatto finora; ma al tempo stesso ho saputo trarre il meglio da questa surreale situazione, riscoprendo ad esempio il tempo passato in famiglia, che ai tempi della libertà era poco, dalle litigate alle risate, dai giochi da tavolo sino ai dolci fatti insieme; o come i libri, che da tempo chiedevano di essere letti, ed ora hanno tutta la mia attenzione.

    È sempre difficile terminare un pensiero ma, forse in questo caso è diverso, domani come oggi e come fu ieri ripenserò a tutto questo, magari in modo diverso con parole ed argomenti differenti. Ma domani, a differenza di oggi, mi sentirò un giorno più vicino alla libertà e alla fine di questi difficili giorni.         

    Davide Toso del gruppo volontari "Aula Studio Chiara Didonè"


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